Uno studio dell’Istituto di Ricerca Fraunhofer Austria, commissionato da refurbed, mette nero su bianco quanto conti davvero il ciclo di vita di uno smartphone. Non è solo il prezzo d’acquisto a incidere sul portafoglio, ma soprattutto cosa succede al dispositivo dopo l’uso. In sei anni, lo scenario più “lineare” può costare quasi quattro volte più di uno circolare.
La ricerca arriva mentre l’Italia si prepara al recepimento della direttiva europea sul Diritto alla Riparazione, pensata per allungare la vita dei dispositivi e ridurre gli sprechi.
Tre modi di usare lo stesso smartphone, tre conti molto diversi
Fraunhofer Austria ha preso come riferimento uno smartphone medio da 575 euro e ne ha simulato l’utilizzo per sei anni. Nel primo scenario, quello della sostituzione annuale, il costo totale arriva a 3.834 euro, cioè circa 639 euro l’anno. Sul piano ambientale, il bilancio è di 684 kg di CO₂ e 346 grammi di terre rare e metalli critici consumati per utente.
Nel secondo scenario, più vicino alle abitudini comuni, il telefono viene usato per tre anni e poi dimenticato in un cassetto, salvo finire nei rifiuti domestici. In questo caso la spesa scende a 1.294 euro in sei anni, ma resta comunque più alta del 35% rispetto allo scenario circolare. Anche l’impatto ambientale peggiora: le emissioni di CO₂ raddoppiano e lo spreco di materie prime rare cresce sensibilmente.
Il modello circolare riduce costi e impatto
Lo scenario migliore, secondo lo studio, è quello in cui lo smartphone viene acquistato una volta, usato per circa tre anni, rivenduto tramite permuta, ricondizionato professionalmente e poi riciclato correttamente a fine vita. Qui il costo totale in sei anni scende a 959 euro, poco più di 160 euro l’anno.
Il vantaggio non è solo economico. In questo caso le emissioni si fermano a 83 kg di CO₂ e le materie prime critiche impiegate scendono a 38 grammi, includendo cobalto, rame, magnesio e palladio. Secondo lo studio, allungare la vita utile del device e passare dai programmi di trade-in a quelli di ricondizionamento può tagliare la spesa tra il 25% e il 76%, a seconda del punto di partenza.
L’iPhone 15 ricondizionato come caso concreto
Fraunhofer cita anche un esempio reale legato al catalogo di refurbed. Nell’ultimo anno, la versione ricondizionata di iPhone 15 è risultata in media 46% più conveniente rispetto al nuovo. Sul fronte ambientale, il dato dichiarato parla di una riduzione dell’84% delle emissioni di CO₂, dell’87% del consumo d’acqua e del 68% delle materie prime critiche.
Lo studio va letto anche alla luce del profilo di refurbed, marketplace europeo attivo in 24 Paesi e focalizzato su smartphone, laptop, tablet ed elettrodomestici ricondizionati. L’azienda, fondata nel 2017, dichiara di aver dato una seconda vita a oltre 10 milioni di dispositivi. I numeri ambientali complessivi, però, restano quelli comunicati dalla società stessa.
Il mercato aziendale continua a muoversi in direzione opposta
Il report punta il dito anche sulle policy di approvvigionamento di molte aziende, che sostituiscono smartphone e PC con cadenza annuale senza sfruttare permuta o ricondizionamento. È un modello che somiglia molto allo scenario lineare descritto dalla ricerca, e che oggi pesa sempre di più in un contesto di budget sotto pressione.
Per i consumatori, il messaggio è semplice: la scelta non riguarda solo se comprare un telefono nuovo, ma anche come rivenderlo, ripararlo o rimetterlo in circolo. Con il recepimento del Diritto alla Riparazione all’orizzonte, il mercato italiano potrebbe vedere crescere ulteriormente il peso di trade-in e ricondizionato nei prossimi mesi.

