Apple ha rivisto in modo sostanziale le condizioni commerciali per gli sviluppatori che distribuiscono app nell’Unione Europea. Le nuove regole, definite dopo un confronto con la Commissione Europea, entreranno in vigore il 1° ottobre e sostituiranno il modello introdotto nel 2024 per adeguarsi al Digital Markets Act. Il cambiamento più rilevante riguarda l’eliminazione della tariffa da 0,50 euro per ogni prima installazione annuale oltre il milione.
Dal 1° ottobre gli sviluppatori non dovranno più scegliere tra il vecchio contratto dell’App Store e i termini alternativi pensati per l’UE: Apple introdurrà gli Unified Business Terms, un unico quadro contrattuale europeo con commissioni diverse in base a distribuzione e monetizzazione.
La Core Technology Fee sparisce, arriva una commissione sulle vendite
La modifica più visibile riguarda la Core Technology Fee, una delle misure più contestate del sistema europeo varato da Apple nel 2024. Finora gli sviluppatori che aderivano ai termini alternativi potevano dover pagare 0,50 euro per ogni “prima installazione annuale” oltre il primo milione nell’UE. Il conteggio includeva le installazioni da App Store, marketplace alternativi e distribuzione diretta via web.
Con le nuove condizioni, quella tariffa viene sostituita dalla Core Technology Commission. Non sarà più calcolata sul numero di installazioni, ma sulle transazioni: Apple applicherà una commissione del 5% sugli acquisti di beni e servizi digitali effettuati nelle app distribuite fuori dall’App Store, quindi tramite marketplace alternativi o direttamente dal web.
La differenza è sostanziale per le app gratuite o per i servizi con ampia diffusione ma senza vendite digitali interne. Un’app scaricata milioni di volte nell’UE, ma priva di acquisti in-app o abbonamenti digitali, non accumulerà più costi solo per effetto della propria popolarità. La commissione del 5%, inoltre, non riguarda le app distribuite tramite App Store, dove restano in vigore le commissioni legate ai sistemi di pagamento e alla distribuzione Apple.
Un contratto unico per l’Europa, ma commissioni ancora differenziate
Gli Unified Business Terms eliminano la scelta binaria tra contratto tradizionale e termini alternativi, ma non rendono identico il costo per tutti gli sviluppatori. Le percentuali continueranno a variare in base al canale di distribuzione e al modo in cui l’app gestisce i pagamenti. Restano quindi distinzioni tra chi usa In-App Purchase, chi integra sistemi di pagamento alternativi e chi indirizza l’utente verso il web per completare l’acquisto.
Il nuovo schema prova a rispondere alle obiezioni europee senza smontare del tutto il modello economico dell’App Store. Apple mantiene commissioni sui servizi digitali e conserva un ruolo centrale nelle app distribuite dal proprio store, ma riduce il peso della componente più difficile da sostenere per alcuni sviluppatori: il costo fisso legato alle installazioni. È un passaggio rilevante soprattutto per software house, servizi freemium e piattaforme che vogliono testare canali alternativi senza esporsi a una spesa anticipata su larga scala.
Più tutele per i minori e meno vincoli per store alternativi
Apple ha concordato con Bruxelles anche nuove misure per gli utenti minorenni quando un’app usa pagamenti alternativi o rimanda a un sito esterno. Le app della categoria Kids non potranno inserire link verso siti web per completare transazioni. Per gli utenti sotto i 13 anni, lo stesso divieto si applicherà a tutte le app distribuite tramite App Store, anche se non appartengono alla categoria Kids.
Per gli utenti sotto i 18 anni, le app dell’App Store che adottano pagamenti alternativi o collegamenti esterni dovranno introdurre un parental gate, cioè un passaggio che richiede l’intervento di un genitore o tutore prima dell’acquisto. Nei Paesi UE in cui la legge nazionale prevede il consenso dei genitori anche oltre i 13 anni per determinate attività digitali, Apple estenderà le protezioni fino all’età indicata dalla normativa locale.
Cambiano anche le condizioni per chi vuole gestire un marketplace alternativo o distribuire app via web nell’Unione Europea. La Commissione aveva contestato alcuni requisiti considerati troppo restrittivi, tra cui la garanzia bancaria da 1 milione di euro emessa da un istituto con rating almeno A. Dal 1° ottobre Apple prevede criteri di ammissibilità più ampi, inseriti nello stesso pacchetto di modifiche destinato a chiudere il confronto con Bruxelles.